Ricordando mio padre

Inauguro questo blog proprio oggi, 27 giugno 2005: è la prima volta che - nel giorno del suo compleanno - non posso chiamare mio padre, come ho sempre fatto per decenni. Perché oggi avrebbe compiuto 84 anni: era nato a La Spezia nel 1921. E' morto il 6 dicembre del 2004, sempre a La Spezia. Ora che non c'è più, mi accorgo che mi manca tanto. E mi accorgo quel che è stato per me, comunque siano andate le cose tra noi. E mi viene in mente un passo del libro di Camilleri "Il ladro di merendine". Un passo in cui il commissario Montalbano prende atto del fatto che suo padre è morto. Ecco Salvo "assittato su uno scoglio, al molo di Vigàta": " Poi, nella confusione dei pensieri che gli traversavano il ciriveddro, alcune parole divennero di prepotenza più nitide, fino al punto di comporre un verso: 'Padre che muori tutti i giorni un poco… '. Cos’era? Una poesia? E di chi? Quando l’aveva letta? Ripeté il verso a mezza voce: 'Padre che muori tutti i giorni un poco…? E finalmente dalla gola sino a quel momento chiusa, serrata, il grido gli niscì, ma più che un grido un alto lamento d’animale ferito al quale, immediate, fecero seguito le lacrime inarrestabili e liberatorie. Pianissimo. 'Padre, tu che muori tutti i giorni un poco (1914) Sbarbaro, Camillo (Santa Margherita Ligure, 1888- Savona, 1967)'. 'Padre, tu che muori tutti i giorni un poco / E ti scema la mente e più non vedi / Con allargati occhi che i tuoi figli / E di te non t’accorgi e non rimpiangi…' ". Io vorrei usare questo blog, ogni tanto, per "ricordare i ricordi" che ho di lui. Per non dimenticarli ... Un omaggio, forse... Forse una terapia, a volte pure dolorosa, dell'anima: la mia.

Eccomi

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Un ex giornalista di provincia ... Ora tornato nella metropoli (beh, Milano - nel suo piccolo - lo è) :-)

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lunedì, 07 dicembre 2009

Ciao papà ! :-) Lo so che sei partito per il tuo viaggio ieri, cinque anni fa. Ma ho ospiti a casa e mi sono dimenticato di lasciarti un saluto, anche se mi ricordavo la data. Sorry... Comunque ti saresti divertito ieri sera. Gente simpatica. Avresti potuto raccontarci un sacco di storie.

Baci :-)*

Marco

Ps: che ne dici se scrivessi un libro ispirato alla storia del tuo innamoramento tedesco, alla fine della guerra? Ne riparliamo, neh...

Postato da: vinavil a 10:07 | link | |

domenica, 28 giugno 2009

ECCOMI QUA


Ciao papà. Ieri era il tuo compleanno. Sono venuto a trovarti :-) a Spezia ...


Ho salutato anche mamma, zia e nonna, ovviamente.


E domani sarà il tuo onomastico: auguri anche per l'onomastico (ci tenevi, da bravo figlio di meridionali) !


L'altra sera ti ho sognato.


O meglio, ho sognato un antico ricordo che ho di te: eravamo sulla piaggia di Marinella, il mare era mosso, c'erano le onde. Io avrò avuto sei o sette anni, tu 44 o 45. Eravamo sotto l'ombrellone con la mamma.



Mi ricordo che ti tuffasti tra le onde. E a me parevi molto atletico, come Tarzan...


Che ridere... :-)


Beh, ti abbraccio. Salutami tutti.


Marco


Ps: sto bene, tranquillo

Postato da: vinavil a 15:27 | link | |

domenica, 07 dicembre 2008

ERA IERI



(QUATTRO ANNI DOPO)












Mannaggia, papà... Era ieri, l'anniversario. Sono in ritardo di un giorno.







Comunque eccomi qua. Oggi ho pensato alla casa in cui sono cresciuto, quella piccola e rosa in via Gorgona, a Spezia.



E alla nostalgia che mi prese quando andammo via, nel 1965.







Penso sia stata la prima volta in cui ho provato dolore, con quel senso di distacco definitivo.







Beh, però ricordo che lì mi raccontavi le favole. Lo facevi solo te.







Ti inventavi le storie di Sbirlocchio e dell'orco Burlone.







E solo per questo ti sarò grato per tutta la vita. Con quelle favole mi hai aperto le finestre sulle fantasia.







Ciao papà.







Salutami tutti.




Postato da: vinavil a 00:41 | link | |

venerdì, 27 giugno 2008

87 ANNI


Ciao papà. Oggi avresti compiuto 87 anni. E - se fossi stato ancora dalle nostre parti - ci saremmo visti domani: per il pranzo con me, Maurizia e Massimo, i tuoi figli, più i tuoi nipoti Davide a Claudio. Negli ultimi tempi il pranzo di compleanno lo ripetevamo sempre, in qualche ristorantino spezzino.


Il tuo ultimo compleanno è stato l'ottantreesimo. Ho le tue foto ai giardini pubblici: avevi il bastone, ma non sapevi ancora che mancavano meno di sei mesi al giorno in cui avresti lasciati.


Beh, noi fratelli ci vedremo domani, a cena, per festeggiare il compleanno di Massimo e Maurizia (siete tutti di giugno) e il tuo. Mi viene in mente che - finché la mamma è stata bene, fino alle metà degli anni Settanta - si festeggiava tutti assieme il compleanno di ciascuno di noi, comprese la zia Luisa e nonna Ida.







La tavola veniva apparecchiata con le stoviglie belle; e all'arrivo della torta giungeva anche un fotografo che immortalava quel momento. Bello. Così adesso ho le foto di molti anni fa, una dietro lastra: tutti in posa e sorridenti, man mano più grandi o più vecchi.




Poi morì la mamma, nel 1976; io andai via dalla nostra città per fare l'università (e per non tornare mai più a vivere a La Spezia); Maurizia stava già a Milano... Man mano l'abitudine di celebrare quelle feste si dissolse. Per fortuna ci sono le foto...


Pensa che giorni fa ho fatto stampare, come usava una volta, un bel po' di recenti fotografie digitali. L'ho fatto perché spero che qualcuna possa arrivare in mano ai miei eventuali figli o nipoti; infatti la moda delle foto digitali da tenere sui computer (la tua bestia nera, il computer: dicevi che proprio non ti andava giù) non renderà più possibile scovare tra le vecchie carte immagini dei genitori e dei nonni. Né le loro lettere, visto che nessuno scrive più su un pezzo di carta.











 Io ho avuto la possibilità di fare queste scoperte, non vorrei privarne chi mi seguirà.





Beh, buon compleanno papà!





Saluta tutti lassù.















Baci

Postato da: vinavil a 19:09 | link | |

giovedì, 06 dicembre 2007

TRE ANNI DOPO

Ciao papà. E così siamo già a tre: tre anni  da quando ci hai lasciato.

 

Devo ammetterlo: mi chiedo perché ho realizzato questo blog per te e non (anche) per la zia, la mamma o la nonna. Continuo a pensare che forse devo, come dire..., ripagarti e ripagarmi degli anni in cui ci siamo persi per poi ritrovarci. E poi sei stato l'ultimo "vecchio" di famiglia a partire per l'Aldilà, così nell'Aldiquà il tuo adio è stato per tutti come un giro di boa. Adesso i "vecchi" siamo noi tre figli; e c'è d'augurarsi che qualcuno tra un bel po' di anni possa ricordarsi di noi. Inoltre il padre, come dice il mio amico Chicco (lo psichiatra, ricordi?), lascia un solco profondo in ognuno di noi, anche quando non ce ne rendiamo conto.

Infine - quando gli altri ti hanno preceduto - Internet non c'era e quindi questo genere di testimonianze, lasciate come una bottiglia col suo messaggio a galleggiare nel mare, non era concepibile.

Comunque sappi che due o tre sere fa ti ho sognato, per la prima volta - mi pare - da quando sei partito. All'inizio avevi l'aspetto dell'83enne acciaccato che eri qualche mese prima di ammalarti; poi, davanti ai miei occhi, ti sei alzato in piedi, ti sei posto bello dritto, sei quasi cresciuto, la pelle è tornata giovane e sei diventato un bel ragazzone: con i capelli brizzolati, sui 35 anni, molto somigliante alle foto giovanili che mi hai mostrato e che conservo.

Avevi persino l'aria ottimista e, diciamocelo, tu mica sei stato granché ottimista. Una volta mi ha detto: "Sono pessimista, così non rischio brutte sorprese..."... Forte, pare una battuta di Woody Allen (non gliel'avevi mica fregata, vero ? :-)

Molti anni fa avevo sognato la mamma: stava preparando la pasta fatta in casa, aveva le mani e il viso segnati dalla farina e baciandomi - io ero un bambino nel sogno anche se nelle realtà avevo già 35 o 36 anni - mi aveva lasciato un pochino di quella polvere bianca su una guancia.

In altre occasioni ho sognato la zia e la nonna, però ho ricordi meno nitidi. Comunque vi sogno poco; quando però succede sono quasi sempre sogni molto intensi e in genere rilassanti.

Buon segno, no?

Ora ti saluto e, mi raccomando, torna a farti sognare.

Baci.

Salutami tutti !

Marco

 

Postato da: vinavil a 09:22 | link | |

venerdì, 29 giugno 2007

SAN PIETRO E PAOLO

Ciao papà. L'altro ieri era il tuo compleanno; ma tu, da buon figlio di meridionali, amavi l'onomastico,che cade oggi... e per giunta tuo fratello gemello si chiamava Paolo...

Quindi ti faccio gli auguri oggi, anche se ammetto che l'altro ieri avrei voluto lasciarti già un messaggio attraverso questo blog.

Beh, salutami tutti lassù.

Baci.

Marco

Postato da: vinavil a 23:11 | link | |

mercoledì, 06 dicembre 2006

DUE ANNI DOPO

Sono passati due anni, papà... Due anni in cui la mia vita è radicalmente cambiata, anche se non sono ancora uscito dal guado... Sto bene, stai tranquillo... ma è meglio che sia cambiata dopo la tua partenza per l'aldilà... Se tu lo avessi saputo stando nell'aldiquà porbabilmente avresti sofferto un po'... da lì dove sei immagino che ci sia una visuale diversa e sono certo che sei più tranquillo...

... 24 mesi... sembra ieri... E' ovvio che mi manchi, anche se  non hai ancora mantenuto la promessa di darmi in sogno qualche numero del Lotto... Ti ricordi che me li fornivi quando eri qui? E qualche volta ho pure vinto... E io pensavo: "Preferirei che stesse bene, adesso. Per i numeri c'è sempre tempo". E tu mi avevi letto nel pensiero: "Vediamo se riuscirò a darteli nei sogni, quando non ci sarò più" ... E mi ricordavi quelli avuti proprio in sogno da non ricordo quale lontana parente, che ti fece vincere...

 Sorridevi. Io pure. In realtà non c'era mica tanto da ridere...

Anche se adesso un sorriso mi sfugge...

Ora mi viene in mente qualche episodio della mia infanzia con te. Sai qual è uno dei più riccorrenti?

E' il ricordo di quella specie di gru che mi costruivi con una vecchia scatola di conserve dal fondo bucato. Poi costruivi un gancio ...

... e una manovella di fil di ferro, attorno alla quale arrotolavi un po' di spago.

Ed ecco una specie di gru, con la quale "sollevavo" soldatini, automobiline e altre cose ... A un bimbo d'oggi forse quel giocattolo artigianale piacerebbe ancora, malgrado gli aggeggi ipertecnologici che ci sono in giro... Non credi?

Beh, ti abbraccio.

Ti voglio bene.

Salutami tutti lassù - la mamma, la zia, i nonni che ho conosciuto e quelli che non ho fatto in tempo a conoscere, i tuoi fratelli - e riferisci che voglio tanto bene anche a loro. Siate sereni. Baci

Marco

Postato da: vinavil a 13:34 | link | |

lunedì, 03 luglio 2006

Proverò  l’effetto terapeutico dei ricordi sereni risalenti a quando ero bambino …

 
 
Dunque… io e mio padre ci eravamo un po’ persi, dopo la scomparsa di mia madre, quand’ero un ragazzetto in procinto d’andare all’università .
 
… Negli anni… ci siamo ritrovati, soprattutto dopo che lui s’ammalò, sedici anni fa …
 
Nel senso che in quell'occasione mio padre aveva bisogno di me … c’eravamo lasciati in una situazione esattamente opposta, 25 anni prima…
 
Però, malgrado la sua latitanza, di lui ho ricordi dolci… legati all’infanzia …
 
 
Ricordo che aspettavo con trepidazione la domenica, quando s’andava “a pescare” …
 
Detto così, uno s’immagina una battuta di pesca al pesce spada, stile Hemingway…
 
 
Macché… andavamo su un lungo pontile di legno, in periferia… “armati” di due tozze canne da pesca col mulinello…
 
Mio padre tuttavia era molto scrupoloso…
 
Ascoltava, giuro, il bollettino dei naviganti alla radio, già tre giorni prima della fatidica domenica….
 
 
Ogni volta diceva: “Certo, se avessimo una barca a motore per andare al largo, allora sì !”.
Comunque la barca non c’è mai stata. Erano gli anni Sessanta e manco avevamo uno straccio di Fiat Seicento…
 
E allora? Si procedeva così: la sua bicicletta aveva un sellino piccolo inchiavardato sulla canna e due poggiapiedi (a misura di bimbo) sulle forcelle anteriori…
 
Le canne le legava con lo spago alla suddetta canna… il portapacchi a molla posteriore serviva per trasportare il cesto con ami, fili, piombini, retine, ecc…
 
 
Lungo la strada comprava un po’ di muscoli, come dalle mie parti si chiamano le cozze, che servivano per fare le esche …
 
 
Poi s’arrivava sul pontile di legno e si cominciava a pescare…
 
 
... si doveva combattere con certe vespe che adoravano la polpa dei muscoli e ci fregavano le esche…
I risultati? Prendevamo pesciolini piccoli (o al massimo medio-piccoli), qualche rara anguilla e i viscidi ghigioni, pesci quasi simpatici nella loro bruttezza (li chiamano anche ghiozzi) …
Infatti li ributtavamo in mare, dopo averli pescati ... dato che  stavano sul fondo ed erano immangiabili ...
 
… Tornati a casa mia madre ci guardava con compatimento (o meglio, guardava così soprattutto mio papà) e dava i pesci ai gatti… anche perché a me le spine dei pesci allora (e un po’ pure oggi) fanno senso… e mio padre non mangia pesce….
Così facevamo felici i gatti randagi del circondario…
 
… che comunque, se avessero potuto, ci avrebbero preso pure loro bonariamente per il culo …
 
Poi, divenuto un po’ più grande, diventai pure animalista (allora non si diceva così, ma iolo ero per vocazione) … vedere quei poveri pesci sfigati morire soffocati sul pontile di legno mi spiaceva un sacco… così da allora mi sono limitao a gurdarli, con la maschera ...
 
 
... e così smisi di andare a pescare, anche perché sulla bici di mio padre non ci stavo più …
Oggi ho un dolce ricordo di quel viaggio di mezz’ora sulla bicicletta verde … sembrava non finire mai…
 
E osservavo i ragazzini come me lungo la strada, orgoglioso di poter pensare che loro, guardandomi, rimuginassero qualcosa come:
 
“Che bambino fortunato, sta andando a pescare con suo padre”.
 

Postato da: vinavil a 18:40 | link | |

martedì, 06 dicembre 2005

CIAO PAPA'

SEI SCOMPARSO... ESATTAMENTE OGGI, UN ANNO FA ...

MI MANCHI, PAPA'...

MOLTO DI PIU' DI QUANTO POTESSI ASPETTARMI ...

SARA' BANALE DIRLO, MA SEI DENTRO DI ME.

HAI MESO RADICI DENTRO DI ME. TANTO.

NON ME L'ASPETTAVO, SONO SINCERO... EPPURE E' COSI'.

E SONO CONTENTO CHE SIA COSI' .

SII FELICE LASSU'.

E SALUTAMI LA MAMMA... 

:°-)*

VI VOGLIO BENE.

 COME SEMPRE D'ALTRONDE ...

Postato da: vinavil a 18:12 | link | |

martedì, 13 settembre 2005

Mio padre, Pietro Brando, classe 1921, aveva visto tutti i suoi amici

partire per la Grecia, per la Russia, per l'Africa, Non tornò quasi nessuno.

Lui riuscì a non partire subito per quelle mete "grazie" ad un'infezione a

un occhio. Così fu mandato in Savoia, nei territori francesi occupati dagli

italiani. Una situazione tranquilla, rispetto ad altre. L'8 settembre 1943,

dopo una notte di cammino, aveva raggiunto un avamposto italiano sulle Alpi.

Non trovò nessuno, tranne il cuoco. "C'è stato l'armistizio - gli disse - e

dobbiamo tornare a casa". Si mangiarono una po' di pasta e poi ognuno andò

per la sua strada. Mio padre andò a piedi dalla Savoia a La Spezia, la sua

città d'origine, camminando per giorni nei boschi. In città non trovò la sua

famiglia, che era sfollata nell'entroterra per sfuggire ai bombardamenti.

Giunse nel paese, Bagnone, in cui s'erano rifugiati i genitori. Lì trovò

anche suo fratello gemello. Nel giro di pochi giorni capirono che avrebbero

dovuto unirsi ai primi partigiani, anche perché altrimenti sarebbero finiti

nelle milizie della Repubblica di Salò. Una sera decisero che la mattina

dopo sarebbero andati a cercare i gruppi partigiani sulle montagne. Ma nella

notte i tedeschi circondarono il paese e arrestarono tutti gli uomini.

Furono deportati i Germania, dove riuscirono a salvare la pelle fino alla

fine della guerra, quando furono liberati dalle truppe americane.

Postato da: vinavil a 16:03 | link | |